Sono uscito tardi, verso le dieci della mattina, motivo per cui ho fatto i primi chilometri a un ritmo più sostenuto. In una delle zone attrezzate sul cammino mi sono fermato a bere un po’ d’acqua e a leggere frasi e pensieri che hanno lasciato altri pellegrini su un palo di legno. Alcune mi sono sembrate interessanti e confermano il fatto che molti fanno il Cammino di Santiago per una ragione profonda, spesso esistenziale, e non solo per divorare chilometri. Lo noto anche nelle conversazioni con la gente. I primi giorni la maggior parte della gente si inventa strane scuse per spiegare la loro presenza qui, ma più avanzi e più quella gente si apre e quasi sempre riesci a scoprire il vero motivo. Anche a me è successa una cosa simile. Molti mi chiedono perché sto qui e ancora non ho raccontato a nessuno le vere ragioni. Le considero troppo intime e non mi va di condividerle con il primo che trovo. Nel mio caso di solito dico che è un viaggio che avevo pensato di fare molti anni fa, e che non ho mai potuto realizzare. A volte perché non avevo soldi, da giovane, altre perché non avevo tempo a causa del lavoro. E in realtà non sto mentendo. Quando avevo diciotto anni, appena finite le scuole e prima di entrare all’Università, tre dei miei migliori amici decisero di fare il Cammino di Santiago, cosa che allora non era così popolare né era piena di tante comodità come ostelli e posti per mangiare. Uno di questi amici, Alberto, conosciuto anche come “Pasi”, mi disse di accompagnarlo. Credeva che l’esperienza ci avrebbe aiutato ad affrontare l’importante tappa che stavamo per iniziare e che sarebbe stato un viaggio sempre presente nelle nostre vite. In quel momento non avevo soldi per girare nelle terre di Dio per un mese, quindi dovetti rinunciare, anche se a malincuore. Quel viaggio restò in sospeso e oggi, quasi diciannove anni dopo e prima di una nuova tappa della mia vita che inizia, mi sento molto fortunato al calpestare questo Cammino che fecero prima di me i miei cari amici “Pasi”, Miguelo e Joaquín.
A Borgo Ranero ho avuto il piacere di trovare I Guerrieri che non vedevo da Izco in Navarra, da circa due settimane. Un piacere anche se mi hanno dato la cattiva notizia che Diego, il fratello di Oddball, si stancò verso Burgos e tornò a Barcellona perché non ce la faceva più. Un vero peccato. Oddball mi ha raccontato che proprio poco prima di Burgos gli è presa una tendinite e che è dovuto andare al pronto soccorso. Gli hanno dato degli analgesici piuttosto forti che gli hanno provocato una reazione allergica ed è dovuto tornare in ospedale di corsa, malgrado la tendinite. Ma adesso sta bene. Con una gran voglia di arrivare a Santiago per poi essere cacciato. È duro come una roccia questo Oddball. Bisogna ricordare al lettore che questi tipi camminano da Montserrat, in provincia di Barcellona. Il resto della banda sta bene: la barba di David è cresciuta come la mia, così come i capelli di Jesús, che raccoglie già in un codino. Hanno conosciuto un paio di ragazze argentine con le quali parlavano davanti al rifugio, e Oddball mi ha presentato anche la sua ragazza, che è venuta da Barcellona per fare l’ultima parte del Cammino con lui.
Ruta e Szilvia si sono scusate e mi hanno detto che si sarebbero di nuovo messe in marcia per arrivare il prima possibile a Reliegos. Io invece sono rimasto un po’ di più con i ragazzi, dato che avevamo da raccontarci un bel po’ di cose su queste ultime due settimane di traversata. Dopo un’ora di ciarla mi sono preparato ad affrontare gli ultimi tredici chilometri della giornata, la distanza che mi separava da Reliegos, ma prima ho salutato Babbo Natale. Il tedesco è molto orgoglioso di me e delle sfacchinate che mi faccio, e senza separarmi dal mio zaino, soprattutto dopo il dispiacere che gli ho dato nella tappa dopo Burgos, quando gli dissi che avevo lasciato il mio equipaggio a Castrojeriz in un furgoncino.
Verso Reliegos ho incontrato Kim, una coreana che quasi non poteva più camminare e che, stando a quanto mi ha detto, è un po’ spaventata perché non trova neanche un posto per dormire, non parla spagnolo e teme che si faccia notte a quel passo. Ho cercato di tranquillizzarla assicurandole che non l’avrei lasciata sola e che saremmo arrivati insieme a Reliegos, e che se lì non ci fosse stato un posto libero non avrebbe dovuto preoccuparsi, perché il mio amico David scende da León a prendermi per passare da lui la notte, e che sarebbe potuta venire anche lei. L’inglese di Kim è un po’ limitato e non so se mi ha capito bene o se ciò che le ho detto le sembrava troppo perfetto per essere vero, venendo da uno che ha appena conosciuto. Mancavano tre chilometri per arrivare a Reliegos e la coreana non poteva fare un passo in più. Le ho chiesto di sedersi in una zona di sosta che c’era da quelle parti mentre chiamavo il mio amico David, che già aspettava nel bar del paese, per dirgli di venire a prenderla. Kim sembrava un po’ nervosa ma dopo cinque minuti, quando è apparso David, le si è illuminato il viso. L’abbiamo aiutata a salire in macchina e gli ho detto che li avrei rivisti a Reliegos, dato che volevo fare tutti i chilometri del pellegrinaggio a piedi.
A Reliegos Kim e David, che avevano trovato un posto in un rifugio, mi stavano aspettando nel bar di Elvis, un posto che sapevi che non poteva deluderti a giudicare già dall’esterno. Dentro c’erano anche Ruta la lituana, Szilvia l’ungherese, Alyson e Hilly, e ho pensato che lì sarebbe iniziata una festa improvvisata. E infatti a un certo punto io e David abbiamo dovuto lasciar perdere, perché volevamo arrivare in macchina a León, e se possibile interi. Alyson e Hilly, dopo averci fatto una dimostrazione di ballo irlandese, sono andate a riposare nelle loro stanze, e con noi è rimasto Zach, un americano del Kentucky che hanno conosciuto all’inizio del Cammino e con il quale camminano da alora. Mi sono preso una birra con lui e abbiamo parlato un po’. Ovviamente non è potuta mancare la menzione del pollo fritto Kentucky. Immagino che gli abitanti di quello stato ne abbiano le palle piene delle battutine che devono sentire ogni volta che viaggiano. Zach però ha sopportato le mie sciocchezze e mi è stato da subito molto simpatico. Mi ha sfidato a indovinare la sua età e gli ho detto che potrei essere suo padre e che non gli davo più di diciotto anni. E invece mi ha sorpreso dicendomi che è nato il mio stesso anno e quando gli ho chiesto di dirmi il segreto dell’elisir di eterna giovinezza, mi ha risposto che è il pollo fritto…
Il padrone del locale, conosciuto da tutti come l’Elvis del Cammino, si è rivelato come il personaggio più notevole conosciuto finora. Hanno iniziato a girare birre al ritmo sfrenato dei fianchi di Elvis, che si muovevano al ritmo delle canzoni che uscivano dal giradischi. L’Elvis del Cammino ha ballato, si è fatto delle foto con noi e ci ha fatto passare uno dei momenti più divertenti da quando abbiamo iniziato questo viaggio. Un barista e una persona incredibile, tutti i giorni a lavorare per il piacere del pellegrino. Ed è stato un lusso il fatto di poter assistere, dalla prima fila, alla lezione su come rompere vesciche offertaci dalla dottoressa coreana Kim che, finalmente riavutasi dai momenti di tensione del giorno e vedendo le condizioni del luogo, non ha avuto nessun problema a farsele scoppiare sul bancone davanti ai nostri increduli occhi.
Tradotto per Valerio Cruciani ¡Matadme!




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