Mikel ed io siamo diventati grandi amici quando lavoravamo a Londra. È un buon navarro ed è sempre di buon umore, una di quelle persone positive con le quali si sta bene insieme. Proprio dieci anni fa ho deciso di cambiare vita drasticamente e andai a vivere a Londra. Stavo finendo un periodo di pratica in un’azienda logistica internazionale a Saragozza, pareva che stessero per offrirmi di restare con loro e che la mia vita andasse con passo sicuro verso la felicità, o verso qualcosa che molti credevano fosse il meglio per me. “Trovati il lavoro fisso, poi ti compri una macchina, conoscerai una ragazza e vi sposerete; comprerete una casa (all’epoca c’erano case che si vendevano e banche che regalavano soldi per comprarle), avrete figli, sarete felici e vivrete contenti”. Tutti quelli della mia generazione hanno sentito questa cantilena fino allo stremo.
Ma io avevo già altri piani per me. Durante il mio ultimo anno di scuola, ebbi un professore di filosofia che aveva dei problemi di dizione e con il quale facevo sempre casino in classe, motivo per il quale passavo più tempo nel corridoio che ad ascoltare ciò che diceva. Da ragazzo sono stato un po’ coglione a scuola, e non c’è da sentirsene orgoglioso, ma insomma, le cose stavano così. Ricordo che l’ultimo giorno di lezione quel professore distribuì foglietti con frasi scritte sopra e ci disse, guardando casualmente me, che a lui non importava che non avessimo imparato nulla durante l’anno scolastico, e che gli bastava se dedicavamo almeno un minuto a leggere ciò che aveva scritto sul foglietto che dovevamo portare con noi. Come predisse quel professore, non ricordo nulla di ciò che insegnò durante quell’anno di filosofia, eppure la frase che conteneva quel foglio mi rimase impressa e me la ripeto spesso: “Se non prendi le tue decisioni, altri le prenderanno al posto tuo”.
Un giorno, mentre camminavo per la City, ho visto un’agenzia della BBVA. Io, nella mia ignoranza di ragazzo di provincia, non avevo la benché minima idea che esistessero banche spagnole con succursali a Londra. Pensai di entrare per lasciare un curriculum, ma mi dissi che non avevo esperienza in banca e che non mi avrebbero mai scelto. Cercare lavoro e verdersi sbattere sempre la porta in faccia indebolisce inevitabilmente la tua autostima, e sorprendi te stesso a mettere limiti, perché tolleri sempre meno l’umiliazione di un altro no, o il fatto che non prendono neanche in considerazione la tua candidatura. Non avrò fatto neanche cinquanta metri, quando mi dissi: “Che cazzo, parli spagnolo e questa è una banca spagnola nel Regno Unito; per di più il no ce l’hai già assicurato”.
Pochi giorni dopo, quando andai negli uffici del BBVA di Cannon Street per fare un colloquio, non so come Jeff, il responsabile della sicurezza che assomigliava in un modo spettacolare al maggiordomo della serie Willy, il principe di Bel-Air, mi lasciò passare. Giusto perché non era spagnolo, altrimenti mi avrebbe chiesto se non fossi io il pagliaccio di Micolor (n.d.t., un detersivo per capi colorati che aveva dei pagliacci come protagonisti dello spot) e se per caso non stessi lì per aprire un conto. Non mi ero portato il completo da Saragozza e non avevo soldi per comprarmene uno, così dovetti improvvisare: la camicia azzurra e la cravatta di Toni stavano abbastanza bene insieme, ma niente a che vedere con il pantalone nero che mi ero comprato a Belfast per fare il cameriere, e ancora meno con la giacca marrone a quadro tipo Principe di Galles che mi aveva lasciato un londinese che viveva nella stessa casa di Emilio. Meglio non parlare, poi, delle scarpe numero quarantatre che mi aveva prestato Tomás, perché ancora mi fanno male le abrasioni che, a me che porto un quarantasei, mi provocarono sui talloni.
Passare da un colloquio nella City di Londra con il BBVA, a un’altra in una cantina di Finsbury Park con due russi senza collo e aspetto da assassini, non è che sia proprio un passo avanti, ma mi hanno sempre detto che nella vita a volta è meglio dare un passo indietro per prendere più rincorsa. Restava il dubbio sul fatto che prendere la spinta dai russi significasse andare a sbattere addosso alle sbarre di una cella, ma insomma, la mia situazione non mi permetteva di essere esigente, e così dissi ai russi che potevano contare su di me per togliere i calcinacci dalle case, che era ciò che teoricamente dovevo fare. Uscìi dalla cantina passando per la botola e abbandonai contento il cafè perché almeno il giorno seguente, dopo una giornata così dura e lunga, avrei avuto quaranta sterline in tasca con cui potevo andare avanti. Non feci neanche cento metri che ricevetti una chiamata del BBVA: mi dissero che mi avevano selezionato e che, se volevo, mi davano il lavoro nel dipartimento di Commercio Estero. E fu lì che, senza cognomi nobiliari, raccomandazioni o master milionari, iniziai una carriera brillante nel mondo della Banca internazionale che è durato dieci anni. E se lo feci io, possono farlo anche tutti quei giovani spagnoli che, obbligati dalle circostanze e dall’incompetenza dei nostri governanti, devono andarsene in questo momento; spero che nessuno si permetta di scoraggiarli o di fargli perdere le speranze. Forza Luiso, Spiry e tutti gli altri!
Pensavo a tutte queste cose quando sono arrivato a Monreal e ho ritrovato Mikel con il suo sorriso perenne. Dopo aver ricevuto, nella casa parrochiale, il timbro che testimonia che sommo tappa su tappa lungo il mio pellegrinaggio, ci siamo diretti a Pamplona, dove ci aspettava la quadriglia di Leyre per rendere giustizia ad un pranzo abbondante in un ristorante di riso vicino alla Piazza dei Tori.
Tradotto per Valerio Cruciani ¡Matadme!


No hay comentarios:
Publicar un comentario